poetica di ricerca

– Statum Minorem –

Le arti come pratiche pedagogiche dell’atto e come responsabili di configurazioni poetiche dal linguaggio inedito, realizzabile attraverso metodologie qualitative di Ricerca-Azione a scopo empirico e teoretico. 

Un’etica concepita da processualità estetiche di analisi onto-epistemologica sull’evoluzione dell’essere umano, utilizzando dispositivi di operatività-astratta che permettono co-scienza di sé e  co-no-scienza oltre sé, che supera le comprensioni legate alla speculazione immaginaria  “dell’io penso” a circuito chiuso e va quindi ben oltre i territori conosciuti dei significati legati al senso comune e al dominio della logica maggioritaria.

Questa modalità operativa di superamento di se stessi, avviene grazie a degli intervalli sospensivi  di senso, dati da un ascolto fluttuante piuttosto che lineare; quest’ultimo genera articolazioni e plasticità impensabili, utilizzando attrazioni reciproche e forze  d’influenza sganciate dalla reciprocità ad alta dinamicità, costruendo degli assemblamenti del tutto sconosciuti, attuati dalle libere associazioni. Si tratta di nuove unità-variabili di saper-essere espresse dalle congiunzioni e disgiunzioni anomale del non-tutto, attraverso stati di conoscenza del so-stare in movimento, dell’eventuale saper-fare in merito al de-pensamento spazio-temporale tra suono e luce. 

Il posizionamento minoritario garantisce l’indebolirsi delle rappresentazioni di un potere e di tutte le sue influenze, per accedere con intempestività ad uno stadio di divenire, dove la tensione indeterminata procede su territori inesplorati fuori dalle leggi di causa-effetto.

Il teatro è il laboratorio ideale per questo tipo di pratica, indipendentemente da quale forma-linguaggio venga utilizzata; metaforicamente esso è quel no-luogo interiore dell’umanità, proiettato al suo esterno, ha caratteristiche entropiche con cui l’individuo lavora a soggettivare ed oggettivare la singolarità e la coralità di cui è essenza, si tratta di uno stato psico-meta-fisico che affinché esista l’essere umano deve farsi artefice esso stesso di una sottrazione di eccesso di senso, necessario alla creazione e alla sostenibilità del vuoto come teologia negativa rappresentata da una processualità-concettuale capace di creare delle unità pluridimensionali di movimento dinamico   ben distanti dalle sintesi semplificative che conosco-no ciò che c’é, ma non esiste, e svela-no ciò che non c’è, ma che esiste!

Privacy Preferences
When you visit our website, it may store information through your browser from specific services, usually in form of cookies. Here you can change your privacy preferences. Please note that blocking some types of cookies may impact your experience on our website and the services we offer.
error: Alert: Content is protected !!